Tra le aziende del nostro territorio commerciale, molto probabilmente saranno presenti tante imprese.

“Guarda che ti sei confuso. Impresa ed azienda sono la stessa cosa”.

Invece non è così, anche se nel gergo comune si utilizzano come sinonimi.

Per questo motivo, se vogliamo capire meglio come possono essere gestite le imprese, andiamo a vedere cos’è il governo di impresa e quali sono i modelli che le possono esistere.

Cos’è un’impresa

Le imprese fanno parte della categoria generale delle aziende.

Per fare chiarezza, ricordiamo che la definizione di azienda ce la fornisce l’articolo 2555 del codice civile:

L’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.

Quindi, da definizione, l’impresa è il mezzo attraverso il quale l’imprenditore esercita attività economica di scambio beni e servizi.

Tra l’altro, secondo il censimento permanente ISTAT del 2019, il numero di aziende in Italia è di circa 4,4 milioni di cui le PMI rappresentano il 92% del totale.

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Il governo di impresa (corporate Governance)

Quando si parla di governo di impresa, o corporate governance, ci si riferisce all’insieme di regole che disciplinano la gestione di un’impresa.

“Ma scusami, cosa può importarmene di come si governa un’impresa. Non sono mica io l’imprenditore!”.

Forse no, però sicuramente ci troveremo a parlare con i C-level e persone del management che prendono le decisioni. Per questo, avere un’idea di come funziona il governo di impresa, consentirà di metterci nei panni dei nostri prospect o clienti quando saremo in fase avanzata della trattativa.

Cosa vuol dire governare un’impresa?

Vuol dire mettere in piedi delle regole che permettano di gestire una struttura. Tramite essa, si sviluppano le decisioni aziendali che consentono di raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Nel 1998 sono state predisposte specifiche leggi per regolamentare i rapporti fra la maggioranza, le minoranze, gli organi di governo dell’impresa (consiglio di amministrazione) e gli organi di controllo dell’impresa (collegio sindacale).

Tra queste regole rientrano anche le relazioni che intercorrono tra tutti gli stakeholder dell’impresa.

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In sintesi, la la gestione di impresa significa:

  • definire gli obiettivi aziendali
  • identificare la struttura del management, e tutti i processi che permetteranno di raggiungere gli obiettivi
  • istituire le regole per monitorare i processi e gli obiettivi.

I tre modelli di governo di impresa

I tre modelli che sono stati identificati si distinguono principalmente per la stabilità e la composizione della proprietà. In particolare tra loro si differenziano per:

  • il tipo di proprietà e di management
  • un approccio al mercato
  • i valori che li guidano
  • la capacità finanziaria.

La public company

Il modello della public company è tipico del mondo anglosassone. Questo è dovuto al fatto che in USA e nel Regno Unito ci sono tante multinazionali di grandi dimensioni.

La proprietà è rappresentata da una pluralità di piccoli azionisti o di investitori, ma senza un vero e proprio azionista di maggioranza e di riferimento. Questi, inoltre, non hanno nessun legame con l’impresa.

Il soggetto economico, cioè chi comanda, è rappresentato dal management. Per questo, il manager ha un ruolo importante perché hanno delle competenze specifiche (si pensi ai tanti CEO come Jeff Bezoz, Bill Gates o Steve Jobs).

Non c’è limite alla crescita in quanto il costo del capitale è basso. L’interesse è quello di creare valore economico finanziario. Per gli azionisti vuol dire massimizzare i profitti; per il management vuol dire massimizzare il rendimento del capitale.

Questo vuol dire che c’è un’attenzione elevata ai risultati di breve periodo.

Queste imprese devono essere necessariamente quotate in Borsa per garantire la facile trasferibilità delle azioni.

Infatti, frequentemente il management è incentivato, con stock option o concessione di azioni della società quotate in Borsa, pertanto tende alla creazione di un maggior valore azionario.

Hanno, inoltre, un’alta capacità finanziaria, dovuta agli aumenti di capitale sottoscritti dagli azionisti.

Impresa padronale

L’impresa padronale è tipica del panorama italiano. Tante piccole imprese nate in un territorio e sviluppatesi in esso per poi crescere anche all’estero.

Queste imprese sono caratterizzate da una forte stabilità proprietaria, concentrata in pochi individui del gruppo familiare. L’imprenditore ha ampio controllo ed è anche il manager operativo. La sua visione è di lungo periodo perché tenderà a mantenere viva l’impresa anche per le generazioni successive.

Le decisioni sono molto spesso rapide in quanto è nell’interesse dell’imprenditore fare profitto subito.

Gli azionisti di minoranza, gli investitori istituzionali e il management hanno scarso potere decisionale. Anche per questo è raro trovare un altissimo grado di management.

Molte imprese padronali italiane non sono quotate in Borsa e, se quotate, sono difficilmente scalabili. Infatti il valore per gli stakeholder non deriva dal valore delle azioni, che in ogni caso non verrebbero cedute, ma dall’utile distribuibile.

Anche il potere finanziario è basso in quanto si dovrebbe attingere o all’autofinanziamento o al finanziamento da parte dell’imprenditore proprietario e questo non avviene spesso. E’ quindi frequente l’indebitamento finanziario tramite le banche o le istituzioni finanziarie.

L’impresa consociativa

Questo modello di governo di impresa è tipico del mondo tedesco e giapponese, ma lo ritroviamo anche in alcune società francesi. Si sono sviluppate grazie all’introduzione delle società di capitali ed alle privatizzazioni.

La proprietà è concentrata in pochi azionisti di riferimento, ciascuno dei quali non ha una posizione di dominanza. Ciascuno di loro ha però un quota importante e tende a mantenere una posizione di controllo.

Le decisioni vengono prese a lungo periodo dato che ci sono pochi azionisti di riferimento che esercitano un controllo anche sul management evitando comportamenti che possano danneggiare l’impresa.

Si trovano molto spesso banche o istituzioni finanziarie, ma anche conglomerati di imprese. Questo fa si che sia facile accedere a basso costo al capitale.

Hanno un elevato potenziale finanziario. Gli azionisti di riferimento (in particolare le banche) sono in grado di contribuire agli aumenti di capitale necessari per lo sviluppo dell’impresa.

La circolazione delle azioni è limitata soltanto fra gli azionisti non di riferimento; pertanto la quotazione in Borsa non è necessaria. Questo abbassa il livello di redditività privilegiando la continuità e la crescita dell’impresa.

Il valore è dato dagli azionisti di riferimento, ovvero dalla continuità aziendale, dalla crescita occupazionale e dalla sopravvivenza dell’azienda nel tempo.

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Confronto tra i tre modelli

Nella tabella di seguito vediamo un confronto tra i tre modelli di governo di impresa.

Public companyImpresa padronaleImpresa consociativa
ManagementPluralità di piccoli azionisti e management separatoL’imprenditore ha il controlloPochi azionisti di riferimento che controllano.
ValoreRedditività tramite azioniImprenditorialità ed utile distribuibileCrescita e sviluppo
MercatoQuotate in borsaRara la quotazione in borsa. Poco scalabilePoco quotati in borsa
Potenziale finanziarioAlto. Aumenti di capitaleBasso. Finanziamenti bancariElevato. Banche e finanziatori spesso nell’azionariato
Differenze tra i tre modelli di corporate governance

Conclusioni

In questo articolo abbiamo visto quali sono i modelli di governo di impresa e cosa li differenzia.

Perché tutto questo è importante per noi commerciali?

Perché quando facciamo il company profile, possiamo chiederci che modello utilizzerà l’impresa che stiamo studiando e cercare di individuare le leve decisionali. Capendo i valori che guidano l’impresa avremo una maggiore possibilità di toccare i tasti giusti durante una trattativa.

Conoscevi questi modelli di governo di impresa? Come li utilizzerai per le tue trattative commerciali? Raccontaci la tua nei commenti qui sotto.

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About the Author

Luca Esposito

Tecnologia e web contro vendita e crescita personale. Se da una parte abbiamo il mondo del logico, dall'altra abbiamo quello emotivo. Da queste mie passioni è nato questo blog. Leggo, apprendo, provo e ne scrivo il risultato!

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