Tra le tecnologie abilitanti per l’Industria 4.0, troviamo il cloud computing. Questa misteriosa nuvola bianca della quale sono fatti la maggior parte dei più recenti servizi.

Pensiamo ad esempio a Spotify, Google Drive, Dropbox, oppure ai più sistemi IoT e di gestione aziendale. Tutti questi servizi hanno qualcosa in comune (anche più di una).

Usano il cloud per funzionare.

E se hai a che fare con il mondo IT questa tecnologia l’avrai sicuramente sentita e non puoi trascurarla. Ormai, quasi tutti stanno migrando verso questo modello.

Perchè? Cosa sta succedendo?

Andiamo a vederlo in questo articolo: capiamo cos’è il cloud computing e come possiamo spiegarlo ai nostri clienti e prospect.

Definizione di cloud computing

Mentre si sviluppavano le tecnologie web e nasceva la fibra ottica in Italia, negli Stati Uniti il 2011 il NIST (National Institute of Standards and Technology) forniva la sua definizione di cloud computing:

un modello che abilita una rete di accesso onnipresente, conveniente e su richiesta ad un pool condiviso di risorse di elaborazione configurabili (ad es. reti, server, archiviazione, applicazioni e servizi) che possono essere rapidamente forniti e rilasciati con il minimo sforzo di gestione o di interazione dei fornitori di servizi.

Ho evidenziato in grassetto le parti principali che sono:

  • un accesso onnipresente, conveniente e su richiesta
  • un insieme di risorse di elaborazione
  • la possibilità di configurazione (non customizzazione)
  • rapidità di fruizione e rilascio delle risorse

Per raggiungere questi risultati, ci sono 5 caratteristiche essenziali, 3 modelli di servizio e 4 modelli di deployment. Andiamo a vederli.

Le 5 aree essenziali del cloud computing

Affinchè il modello del cloud funzioni è importante che si realizzino cinque caratteristiche essenziali.

On demand self-service

Il consumatore può richiedere unilateralmente funzionalità di elaborazione, come time server e archiviazione di rete, automaticamente secondo necessità senza richiedere l’interazione umana con ciascun fornitore di servizi.

Ampio accesso alla rete

Le funzionalità del cloud sono disponibili sulla rete e sono accessibili tramite meccanismi standard che promuovono l’uso da parte di piattaforme client eterogenee (ad esempio telefoni cellulari, tablet, laptop e workstation).

Insieme di risorse

Le risorse informatiche del provider sono raggruppate per servire più consumatori utilizzando un modello multi-tenant. In questo modello diverse risorse fisiche e virtuali vengono assegnate dinamicamente in base alla richiesta dei consumatori.

Vi è un senso di indipendenza dalla posizione in quanto il cliente generalmente non ha alcun controllo o conoscenza sulla posizione esatta delle risorse fornite, ma può essere in grado di specificare la posizione a un livello più elevato di astrazione (ad esempio, paese, stato o centro dati).

Rapida elasticità

Le capacità possono essere fornite e liberate elasticamente, in alcuni casi automaticamente, per ridimensionarsi rapidamente verso l’esterno e verso l’interno in proporzione alla domanda. Per il consumatore, le capacità disponibili per il provisioning sembrano spesso illimitate e possono essere appropriate in qualsiasi quantità in qualsiasi momento.

Servizi misurati

I sistemi cloud controllano e ottimizzano automaticamente l’uso delle risorse sfruttando una capacità di misurazione (solitamente con modelli pay-per-use o charge-per-use) a un certo livello di astrazione adeguato al tipo di servizio.

L’utilizzo delle risorse può essere monitorato, controllato e segnalato, garantendo trasparenza sia per il fornitore che per il consumatore del servizio utilizzato.

cloud computing - le 5 aree essenziali
Le 5 aree essenziali del cloud computing

Meglio una pizza al ristorante oppure un delivery?

Dato il momento storico, tra Coronavirus ed altro, forse è meglio restare a casa ed ordinare una bella pizza.

“Ma di cosa stai parlando. Cosa c’entra la pizza con il cloud?”

Ordinare una pizza piuttosto che andare al ristorante a mangiarla, sono due modi diversi di usufruire dello stesso bene (la pizza appunto).

Come possiamo gustarci una buona pizza? Le alternative sono:

  1. compriamo gli ingredienti e ce la facciamo a casa
  2. andiamo in pizzeria a prenderla e la portiamo a casa
  3. ordiniamo un delivery e ce la facciamo consegnare
  4. andiamo al ristorante dove veniamo serviti con tutta comodità.

Il primo punto equivale alle comuni applicazioni on-premise: faccio tutto io, gestisco tutto io. Gli altri tre sono assimilabili al cloud con tre diverse sfumature, IaaS, PaaS e SaaS.

il modello pizza as a service
Ci facciamo una pizza?

I 3 modelli di servizio del cloud computing

I modelli di servizio offerti dal cloud, chiamati appunto “as a Service“, sono 3:

  • Infrastructure as a Service (IaaS)
  • Platform as a Service (PaaS)
  • Software as a Service (SaaS)

Andiamo a vedere di cosa si tratta.

i 3 modelli di servizio del cloud computing
I 3 modelli di servizio del cloud computing

Infrastructure as a Service

Il provider mette a disposizione del cliente delle risorse hardware. Queste possono servire per l’elaborazione, l’archiviazione, l’interconnessione di rete, sicurezza e gestione degli accessi.

In questo caso il cliente è in grado di distribuire ed eseguire del software arbitrario, che può includere sistemi operativi e applicazioni.

Non può, però, gestire o controllare l’infrastruttura cloud sottostante, ma ha il controllo sui sistemi operativi, sull’archiviazione e sulle applicazioni distribuite.

Platform as a Service

In questo caso il fornitore cloud mette a disposizione del cliente la possibilità di implementare le proprie applicazioni utilizzando l’infrastruttura cloud esistente. E non solo.

Il fornitore mette a disposizione anche tutta una serie di strumenti per sviluppare come linguaggi di programmazione, librerie, servizi e strumenti supportati dal provider stesso. Quindi, infrastruttura+piattaforma di sviluppo.

Il cliente non gestisce né controlla l’infrastruttura cloud sottostante, inclusa la rete, server, sistemi operativi o l’archiviazione. Ha, però, il controllo sulle applicazioni distribuite e sulle impostazioni di configurazione per l’ambiente di hosting delle applicazioni.

Software as a Service

Il fornitore mette a disposizione del cliente le proprie applicazioni eseguite su un’infrastruttura cloud.

Queste applicazioni sono poi accessibili dalla rete tramite un browser Web o un software. Il consumatore non gestisce né controlla l’infrastruttura cloud sottostante né tantomeno l’applicazione. Ciò che è possibile fare è configurare l’applicazione secondo le specifiche dell’utente.

Un po’ come quando usiamo Spotify (ma vale per qualunque altra app): abbiamo accesso a tutte le canzoni che vogliamo (in Cloud) senza doverle scaricare e possiamo configurare l’app secondo i nostri gusti. Ciò che c’è sotto, a noi non importa

I 4 modelli di distribuzione

Bene, adesso che abbiamo capito com’è strutturato il cloud computing e che servizi offre, come possiamo utilizzarlo? Chiamiamo Sky e ci facciamo montare la parabola verso il cloud?

La cosa è un po’ più facile.

Il cloud prevede quattro modelli di distribuzione (o deployment):

  • Public Cloud o cloud pubblico
  • Community Cloud o cloud comunitario
  • Private Cloud o cloud privato
  • Hybrid Cloud o cloud ibrido.

Public Cloud

Il provider mette a disposizione la propria infrastruttura cloud per il pubblico. Questo non vuol dire che è sempre gratis, ma che è predisposta per ricevere e fornire dati dall’esterno attraverso una sottoscrizione.

L’infrastruttura può essere di proprietà di un vendor, gestita da un’organizzazione aziendale, da un’università, un ente governativo oppure da una combinazione di essi.

L’infrastruttura risiede, fisicamente, negli spazi debitamente dedicati (datacenter) del provider cloud.

Community Cloud

In questo caso l’uso dell’infrastruttura cloud è esclusivo per una specifica comunità di consumatori che condividono dei requisiti comuni (ad esempio requisiti di sicurezza, politica e considerazioni sulla conformità).

Anche in questo caso, l’infrastruttura può essere di proprietà oppure gestita da più organizzazioni della comunità stessa, ma anche da un ente terzo. Inoltre può risiedere all’interno o all’esterno dei locali.

Private Cloud

L’accesso all’infrastruttura cloud è, in questo caso, ad uso esclusivo da parte di una singola organizzazione comprendente più consumatori (ad esempio, unità aziendali).

Può essere di proprietà, oppure gestito dall’organizzazione, da terzi o da una combinazione di essi e può risiedere all’interno o all’esterno dei locali.

Hybrid Cloud

Il cloud ibrido è l’insieme di due o più infrastrutture cloud distinte (private, community o public) che, pur restando entità uniche, sono legate da una tecnologia standardizzata o proprietaria che consente la portabilità dei dati e delle applicazioni.

Possiamo utlizzare questo modello quando, ad esempio, vogliamo usare un cloud pubblico per gestire le risorse aziendali ed un cloud comunitario che connette diversi dipartimenti sparsi sul territorio.

Terminologie del Cloud computing

Non andremo nel tecnico, niente paura. Cerchiamo di capire quali sono questi requisiti tecnologici che tanto distinguono il cloud dalle altre infrastrutture.

E certo, perché quando parliamo di cloud dobbiamo affrontare tante tematiche molto ostiche dal punto di vista commerciale: “Non è sicuro”, “Costa troppo”, “e la privacy?”, “non ho una connessione veloce” ed altro ancora.

Leggi anche: Come gestire le obiezioni sul prezzo.

In questo articolo non entreremo nel dettaglio di come gestire queste obiezioni, però avremo delle armi di conoscenza per poterle capire ed affrontare al meglio.

High Availability

Cioè, alta disponibilità del servizio. Gli ambienti cloud sono progettati e configurati in modo tale da avere sempre una disponibilità quasi full time.

Per far ciò, solitamente si crea una ridondanza dei sistemi hardware e software che protegge l’architettura da eventuali fallimenti. Si evita, quindi, di avere un punto di rottura (chiamato anche SPOF o Single Point Of Failure) che comprometterebbe l’accessibilità ai servizi offerti.

Nel caso in cui si verifichi un disservizio su uno dei dispositivi dell’architettura, si attivano dei meccanismi di failover che spostano le attività sui dispositivi di backup.

Più rapido e trasparente è questo cambio, maggiore è l’affidabilità del sistema.

Disaster Recovery

Il disaster decovery (DR) è l’insieme di quelle procedure, policy e strumenti che consentono di recuperare, oppure mantenere in continuità, l’architettura tecnologica.

Vuol dire che se si verifica un disastro sull’architettura (incendio, terremoto, si rompe tutto, attacco hacker, quel che sia) si devono attivare rapidamente delle procedure che mantengono in vita tutte le attività che su di essa stavano opernado.

Solitamente i KPI del disaster recovery sono:

  1. RPO (Recovery Point Objective): quanti dati o transazioni il business può tollerare in caso di guasto improvviso del sistema
  2. RTO (Recovery Time Objective): rappresenta per quanto tempo, o downtime, il sistema può tollerare il guasto

Fault Tolerance

La tolleranza ai guasti vuol dire che il sistema è capace di non subire avarie (e quindi i servizi sono disponibili) anche in caso di guasti.

Non vuol dire che è immune dai guasti, ma soltanto che se si verificano l’architettura sa come gestirli ed i servizi restano disponibili.

Scalability

La scalabilità è un altro aspetto importante del cloud computing.

Senza entrare troppo nel tecnico, dobbiamo sapere che la scabilità ha a che vedere con la capacità di modificare la quantità delle risorse disponibili.

In particolare abbiamo 4 tipi di scalabilità. Immaginiamo che le nostre risorse siamo dei semplici computer:

  • scalabilità orizzontale: aggiungiamo/sottraiamo computer
    • Scaling-out: aggiungiamo dei computer
    • Scaling-in: sottraiamo dei computer
  • scalabilità verticale: aggiungiamo/sottraiamo delle risorse al computer stesso
    • Scaling-up: aggiungiamo ad esempio più memoria
    • Scaling-down: sottraiamo ad esempio più memoria

Elasticity

L’elasticità è, invece, la capacità di aumentare o sottrarre rapidamente risorse, adattandosi allo scenario di riferimento.

Questa è una caratteristica molto importante nel cloud ed uno dei suoi punti di forza principali. Infatti, sfruttando l’architettura messa a disposizione al cliente, è possibile scalare ed adattare le risorse disponibili in base alla necessità in modo automatico. Bel guadagno, no?

Come cambia la spesa IT con il cloud computing

E questo è tutto gratis!

Magari, direte voi. Ovviamente, utilizzare un’infrastruttura cloud non è quasi mai gratuita. Cambia però il modello di pagamento.

Con il paradigma dell’on-Premise, ci compriamo un software ed una licenza d’uso. Si paga annualmente il canone di manutenzione per avere il supporto e, apparentemente, nulla più (in realtà c’è molto, molto altro).

Questo è un costo che possiamo mettere in CapEx e può figurare come asset aziendale.

Con il cloud, invece, si paga solo il costo della sottoscrizione al servizio. Un canone (solitamente annuale o a consumo) e nulla più. Quando non vogliamo più usarlo, smettiamo di pagare e finisce.

I costi in questo caso sono in OpEx in quanto figurano come servizio operativo per il business.

Conclusioni

Arrivati fino a qui, ci siamo fatti una bella scorpacciata di cloud computing. Adesso sappiamo i fondamentali e possiamo affrontare un discorso anche leggermente più tecnico.

Riassumento brevemente ciò che abbiamo visto:

  • il cloud computing è un modello che permette di accedere ad un insieme di risorse tramite la rete
  • ha 5 elementi fondamentali: su richiesta self-service, ampio accesso alla rete, pool di risorse, rapida elasticità, è misurabile
  • ha 3 modelli di servizio: IaaS, PaaS e SaaS
  • ha 4 modelli di consegna: publico, privato, comunitario ed ibrido
  • fornisce alta affidabilità, disaster recovery, tolleranza ai guasti e scalabilità
  • la spesa per le azienda passa dal CapEx all’OpEx

E con questo è tutto per quel che riguarda le basi del cloud computing.

Conoscevi questi dettagli? Stai notando un incremento della domanda per questo servizio?

Raccontaci la tua nei commenti qui sotto.

Hai trovato l’articolo interessante? Ti ha aiutato, fornito una conoscenza in più? Condividi su twitter e facebook e scrivi la tua opinione nei commenti. Sharing is caring.

Tagged in:

,

About the Author

Luca Esposito

Tecnologia e web contro vendita e crescita personale. Se da una parte abbiamo il mondo del logico, dall'altra abbiamo quello emotivo. Da queste mie passioni è nato questo blog. Leggo, apprendo, provo e ne scrivo il risultato!

View All Articles